Palazzo e Villa Negrotto Cambiaso di Arenzano

Già  anteriormente al mille era esistente nell’attuale sito del castello una torre.

I Pallavicino fino dal 1400 erano proprietari di vaste estensioni terriere in Arenzano.
Nel 1558  il Marchese Tobia Pallavicino costruì, attorno alla Torre, la propria dimora con le caratteristiche della villa suburbana con funzione agricola. La villa infatti risultava circondata non da un giardino monumentale ma da un’orditura regolare di campi.

Successivamente, nel 1825 Alessandro Pallavicino (1778-1840) sistemò i giardini attorno al palazzo.

Il di lui figlio, marchese Francesco Camillo e la moglie, marchesa Luisa Sauli, decisero di rinnovare la villa e di trasformare le aree ad essa circostanti in un ameno giardino e ne diedero incarico all’architetto Luigi Rovelli (1850 – 1911).

Seguendo la moda ed il gusto del tempo all’edificio fu conferito l’aspetto di un turrito castello circondato da un vasto parco ideato secondo i canoni del giardino all’inglese e quindi caratterizzato da ampie aree prative definite da quinte di vegetazione, percorsi sinuosi e dall’inserimento di numerosi manufatti caratteristici della tipologia di giardino adottata, come grotte, chioschi, giochi d’acqua in forme naturalistiche.

Tra i più significativi purtroppo andati perduti, il vasto lago dalle sponde irregolari e sinuose ed il cottage svizzero (edificio da giardino in forme nordiche) che unitamente creavano una scenografia rustica carica di sfumature romantiche.

Particolarmente suggestivo il piccolo borgo medioevale con un efficace ambientazione scenografica, collegato al castello dalle mura-baluardo con garitta di avvistamento a protezione del “maniero”.

Tali lavori eseguiti nel 1880 comportarono il rifacimento anche del Castello, con  l’innalzamento di 26 m  della preesistente torre e l’esecuzione di una merlatura ghibellina lungo tutto il coronamento perimetrale del palazzo e della torre.

Fra gli archetti degli sporti sostenenti i merli furono affrescati ben 144 stemmi, che, a causa delle intemperie e del tempo erano quasi scomparsi: una paziente opera di ricerca durata parecchi anni ha permesso l’individuazione dell’originaria raffigurazione e la  ristrutturazione ha reso possibile ammirare nuovamente nel suo splendore originale questa interessante galleria araldica.

Gli stemmi non hanno solo una funzione decorativa, ma rappresentano secoli di storia genovese e imprese compiute dalla grande e potente famiglia Pallavicino.
Nei 144 stemmi araldici sono infatti  raffigurate altrettante importanti famiglie nobili genovesi (Fieschi, Spinola, Cattaneo, Grimaldi, Durazzo, De Ferrari, Sauli, Lercaro, Embriaco, ecc) legate per affari o per legami famigliari ai Pallavicino.
Altri 19 stemmi sono affrescati nei lunotti delle finestre del 1° piano e rappresentano località di avvenimenti o imprese compiute dai Pallavicino (Cipro, Gerusalemme, Corsica, Savona, Sardegna, ecc).
Al valore architettonico – compositivo del parco e della villa occorre anche aggiungere il valore botanico. Sono infatti in esso presenti specie poco comuni nel contesto dei parchi liguri o addirittura rare quali: il cipresso calvo, l’erytrina cristagalli, il cefalotasso, la criptomeria nella varietà elegans, la tuia gigante.

Diversi esemplari inoltre, data la loro annosità, hanno raggiunto dimensioni imponenti. Fra questi i pini, i platani, le magnolie, le canfore, la sofora, le palme, le sughere, i cipressi ed il grande cedro del Libano, vero e proprio monumento vegetale, che fa bella mostra di sè sulla pelouse erbosa nella parte bassa del parco.

Degna di nota, anche se più tarda rispetto all’impianto del parco (primo quarto del XX sec.).E la serra d’Èco in ferro e vetro opera dell’architetto Lamberto Cusani che si ispirò ad esempi ottocenteschi francesi ed inglesi di tale tipologia di edificio da giardino.

Di particolare eleganza architettonica, può senza dubbio essere definita il più significativo esempio in Liguria.

(Si ringraziano per le informazioni fornite l’Arch. Caterina Mandirola e il Sig. Giuseppe Roggero).

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