i profumi dell’aria di primavera e colori immortali

18 opere raccontano la bellezza delle tele di Elio Randazzo

La rassegna su Elio Randazzo, all’interno della XVII edizione di Florarte, ha il compito di ribadire il valore e la necessità dell’attenzione nei confronti delle avanguardie dello scorso secolo, delle quali il maestro Randazzo è stato tra i protagonisti, proprio accanto a Filippo Tommaso Marinetti, vedendolo tra i fondatori dell’Areopittura.

L’attuale esposizione –  che attraverso temi e diramazioni da questi movimenti via via si evolve, superandone intenzioni e forme –  testimonia l’ampiezza  e la complessità dell’arte di Randazzo.

Colpisce affascina della sua storia pittorica lunga quasi un secolo, il grande rigore compositivo e il dilagare del colore, meditato, ricco, esaltante.

Malgrado la guerra, la scia degli orrori e delle delusioni che portò con sé, lasciate le formidabili stagioni delle avanguardie guidate dai grandi del futurismo romano, ecco per Randazzo il “ritorno all’ordine” che vide il paesaggio e il disegno, inteso in tutte le sue forme, protagonisti della sua pittura.

Realizza quadri piccoli, distillati  delle sue tappe umane e artistiche, costruite con attenzione e con divertimento, ma non privo di un giudizio implacabile.

Sembra di vederlo ancora davanti al suo cavalletto, nello studio della sua abitazione, con il pennello in mano, concentrato e intento ad aggredire una tela con asprezza, oppure a sedurla, blandirla, per renderla viva.

Non si nascose mai verso una pittura graziosa, fredda o  sfacciata, come quelle che tra gli anni Sessanta e Settanta a Genova andavano per la maggiore; fedele a se stesso e alla propria storia preferì non esporre più.

Furono i critici, dopo vent’anni di silenzio, quelli che lo avevano conosciuto e apprezzato a fondo, a chiedere un suo nuovo coinvolgimento nel mondo dell’arte.

Per Randazzo nacque una nuova stagione pittorica, che lo rese protagonista delle sue prime personali.

Non è solo l’arte e la bellezza ad essere trasmessa dalle sue opere, ma l’umiltà, la pacatezza, il saper fare e sentire. Il suo alfabeto talvolta cambia, ma la verve è sempre quella, la sua pittura è sempre una festa per gli occhi e per il cuore.

Enrica Marcenaro e Rossella Soro

 


Nota biografica

 

Nasce a Siracusa nel 1911 si trasferisce a vivere a Genova, qui frequenta il Liceo Artistico Niccolò Barabino, dopo la maturità  si trasferisce a Roma, sostiene l’esame di abilitazione all’insegnamento delle materie artistiche e si iscrive alla Facoltà di Architettura. A Roma conosce Marinetti ed entra a far parte del gruppo “Futurismo”.

Inizia nel 1932 la sua attività pittorica, partecipando alla prima mostra futurista di Aeropittura di Gallarate. Seguono poi la Seconda Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma e nel ‘36 la XX Biennale di Venezia.

Fra i suoi amici liguri, con cui, dal ‘37 al ’47, divide lo studio in scalinata Montaldo, Saccorotti, Rodocanachi, Cherchi e Solari. 

Sempre in quegli anni ha contatti a Brera con Treccani, Dova e Cassinari. Collabora quindi all’allestimento della Mostra del Mare di Genova con Ugo Nebbia, lo scultore Alfieri, Renato Cenni, Dino Gambetti, Luigi Vietti e Emanuele Rambaldi.

Nel 1941, una sua opera viene acquisita dall’allora Ministero dell’Educazione; due anni dopo, il lavoro esposto alla XIII Mostra Interprovinciale d’Arte organizzata a Chiavari, viene acquistato dal Comune di Genova.

Nel 1944, la Galleria d’Arte Moderna di Genova acquista un nuova opera.

Realizza poi nel 1947 il manifesto per il “Plan Quinquenal” per la città di Buenos Aires, dove conobbe Lucio Fontana.

Nel 1950 vince la Cattedra di Disegno Tecnico all’Istituto Nautico San Giorgio di Genova e nel 1960 espone al Premio “Nuovo Lido”, dove vince la medaglia d’oro della Provincia. Inizia il suo lungo silenzio espositivo.

Nel 1991 compie 80 anni e espone alla sua prima mostra personale, al “Centre Culturel Franco Italien” presso il Palazzetto Rosso di Genova. A questa succederanno altre cinque personali.

2006 Elio Randazzo muore a Genova. Lascia incompiute alcune opere.

Sue opere sono conservate alla Collezione Wolfsoniana di Genova, alla Galleria d’Arte moderna di Genova e all’Archivio Storico della Pubblicità di Genova.

 

 

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