Serena Salino nata a Savona il  14 agosto del 1986 ha frequentato il Liceo Artistico di Savona e si è laureata in “scenografia” e laurea specialistica in “pittura” presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.
Ha approfondito, anche attraverso la sua tesi, i temi della grafica figurativa coniata dall’artista stessa: SINTETICARTE.
Ha partecipato a numerosi concorsi di pittura, di illustrazioni libri e di ceramica.
Ha esposto in una sua personale le sue pitture – collage al Mentelocale di Palazzo Ducale a Genova, dove ha rappresentato la sua ricerca pittorica nelle” Scenografie Possibili” , luoghi urbani, dell’ambiente post- industriale che conservano magie indefinite.
Ha esposto le sue opere pittoriche e ceramiche in diverse collettive e ha ottenuto una menzione d’onore al concorso “ La Torre e il sogno del presepe” di Denice 2012, con opere a ingobbio.
Ha approfondito la tecnica ceramica al workshop della provincia di Savona presso la Scuola di Ceramica di Albisola Superiore.
Qui ha affrontato il rilievo su vaso, con soggetti raffiguranti corpi anatomici di quel sintetismo pittorico caratteristico del suo genere.

Il lavoro di Serena Salino è incerto e spiazza l’osservatore. Crediamo di riconoscere un dettaglio, le caratteristiche di uno spazio, la forma di un capannone industriale, una gru che ci sembra proprio quella che vediamo sempre passando in auto invece…a uno sguardo più attento i particolari noti si confondono con forme e oggetti urbani che non appartengono al paesaggio che credevamo di riconoscere. L’atmosfera…quella sì, è famigliare, a me ricorda Cornigliano, la città nella città, le acciaierie, che guardavo dai finestrini verso sera, quando faceva buio, o in certe domeniche di pioggia, in inverno, e tutto era grigio, nero, bianco, d’improvviso il rosso dell’altoforno. Forse Serena Salino non sta descrivendo quel paesaggio ma i suoi quadri l’ hanno evocato nella mia memoria, e di immagine in immagine la suggestione continua: la pancia piena di automobili di un traghetto, un teatro in uno spazio industriale, un nastro trasportatore, il banco d’acciaio della cucina di una grande mensa, un cantiere di periferia……
La qualità evocativa delle immagini della Salino è nel linguaggio che l’artista utilizza avvalendosi di fotografie di giornali e riviste, fotocopiate, ingrandite, ritagliate, manipolate con la tecnica del collage senza escludere interventi di decollage, strappi, attraversamenti pittorici tesi a dare materia, a sottolineare la stratificazione e la contaminazione. Salino ricrea gli spazi, li trasforma in spazi immaginari, cerca atmosfere surreali, sospese, che sembrano ricordi congelati, appunti della memoria, impressioni di un nomade metropolitano.

 

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